Procchio e l’Arte

Opere d’arte realizzate a Procchio


Procchio negli anni è stato ispirazione per vari artisti. Un breve panorama che ricorda il loro passaggio da Procchio.


Llewelyn Lloyd – Procchio e l’Isola d’Elba

L’addio del sole nel Golfo di Procchio

L'addio del sole nel Golfo di Procchio (1909) di Llewelyn Lloyd
L’addio del sole nel Golfo di Procchio (1909) di Llewelyn Lloyd


Una fantastica tela che rivela in pieno la ricerca alla resa della luce da parte dell’artista attraverso la tecnica divisionista.


La baracchina a Procchio

La baracchina a Procchio (1928) di Llewelyn Lloyd
La baracchina a Procchio (1928) di Llewelyn Lloyd

Un postmacchiaiolo di grande essenzialità di forme e sensibilità nel colore. Osservate la gamma dei blu presenti in questa piccola tavola… Dopo l’esperienza all’Accademia di Firenze alla scuola di Fattori e il periodo divisionista giovanile, dovuto alla vicinanza di Nomellini, nella maturità egli raggiunse una rara capacità di purezza di immagine e di armonizzazione tra luci ed ombre.

Llewellyn Lloyd mentre dipinge la capannina degli Olschki

Il pittore Llewellyn Lloyd (1879 - 1949) mentre dipinge il quadro della capannina degli Olschki sulla spiaggia.
Il pittore Llewellyn Lloyd (1879 – 1949) mentre dipinge il quadro della capannina degli Olschki sulla spiaggia di Procchio.

Il pittore Llewellyn Lloyd mentre dipinge il quadro della capannina degli Olschki sulla spiaggia di Procchio.


Llewelyn Lloyd (1879-1949)

Pittore di origine gallese ma nato a Livorno dove studiò nella scuola di Guglielmo Micheli assieme a Amedeo Modigliani, Oscar Ghiglia e Gino Romiti. Giovanni Fattori si interessò ai migliori talenti di quel gruppo che vennero invitati all’Accademia di belle arti di Firenze: tra di essi anche Lloyd. Qui entrò in contatto con l’ambiente fiorentino dove conobbe i pittori macchiaioli come Telemaco Signorini e Adriano Cecioni.

Scoglio della Paolina (1911) di Llewelyn Lloyd
Scoglio della Paolina (1911) di Llewelyn Lloyd

Llewelyn Lloyd è stato un pittore noto e ampiamente consacrato dalla critica. Sotto l’influenza di Plinio Nomellini, si cimentò con il divisionismo e ne divenne esponente di punta.

Nel 1907 fece il primo viaggio all’Isola d’Elba e rimase colpito dai paesaggi e della luce isolana.

Nel 1909 eseguì ‘Il Golfo di Procchio’, considerato uno dei suoi migliori dipinti.

La bellezza naturale dell’isola esercitò una forte attrazione su Lloyd che decise di acquistare, nel 1913, una casa a Marciana Marina e i paesaggi dell’Elba diventarono soggetti privilegiati dei suoi dipinti.

Llewelyn Lloyd morì nel 1949 al termine di una lunga estate trascorsa nell’amata isola d’Elba.


Lucio Fontana “Soffitto spaziale”

Da Procchio al Museo del Novecento a Milano

Il "Soffitto spaziale" realizzazione di Lucio Fontana del 1956, creata per la sala da pranzo dell'Hotel del Golfo a Procchio, Isola d'Elba
Il “Soffitto spaziale” realizzazione di Lucio Fontana del 1956, creata per la sala da pranzo dell’Hotel del Golfo a Procchio, Isola d’Elba

Nel 1955 fu edificato l’Hotel Del Golfo a a Procchio (Isola d’Elba), nel quale lo scultore Lucio Fontana realizzò il Soffitto spaziale (1956) su commissione del proprietario, Mario Camerini. L’opera fu creata nella sala da pranzo dell’Hotel, in collaborazione con l’architetto Osvaldo Borsani.

Nel pieno rispetto della funzione della sala, Fontana progetta e realizza in situ (servendosi di lunghe canne e con la sola collaborazione di maestranze edili locali) un intervento di estremo rigore e di grande modernità: la superficie grigiastra dell’intonaco steso sul soffitto è sistematicamente animata dai segni inferti a graffito, da sequenze di fori maggiori, entro i quali trovano posto i faretti dell’impianto d’illuminazione, e soprattutto da una precocissima serie di incisioni, non liberamente graffite, ma perentoriamente incise e articolare in nuclei coerenti a scandire la superficie dell’opera, che costituiscono la prima e più precisa anticipazione del “tagli” delle Attese, realizzati su carta e su tela soltanto a partire dalla metà del 1958.

L’opera è realizzata con buchi, tagli su intonaco fresco, rilievi in intonaco e pittura a secco su una superficie di circa 150 metri quadrati. Oggi il “Soffitto spaziale” è conservato nel Museo del Novecento a Milano.


Da Procchio a Milano

Tra il 2001 e il 2003, nel periodo di chiusura dell’hotel per ristrutturazione, è stata attuata la prima fase dell’intervento da parte dei restauratori: ristabilimento della coesione dell’intonaco, protezione con velatino di cotone, tamponamento degli squarci, realizzazione dei tagli che permettessero la suddivisione del soffitto (di più di 150 metri quadrati) in 25 pannelli trasportabili, assottigliamento del retro dell’opera, applicazione di uno “strato d’intervento” e collaggio dei pannelli su nuovi supporti. Poi i pannelli sono stati caricati e trasportati a Milano.

Il “Soffitto spaziale” ora fa parte delle collezioni artistiche al Museo del Novecento a Milano.


Lucio Fontana

Lucio Fontana (1899 – 1968) è stato un pittore, ceramista e scultore argentino naturalizzato italiano.

Nato in Argentina, da famiglia italiana, a Milano frequentò l’Accademia di Brera dedicandosi alla scultura; rientrato a Buenos Aires redasse il Manifiesto blanco con cui pose le basi del movimento spazialista. Nei primi anni 50 realizzò tele con buchi a cui fecero seguito i celebri “tagli”. Nelle sue realizzazioni artistiche utilizzò numerose tecniche, sia in pittura che in scultura che nella ceramica. Il taglio di Fontana, dopo le primissime sperimentazioni, trova il suo completamento con una garza nera, posta dietro, in modo che l’osservatore non guardi il muro, ma si perda nel vuoto ‘cosmico’.


I Pittori delle dune

Il nome di Pittori delle dune venne dato a un gruppo di artisti di varia provenienza che nell’estate del 1950, nella località di Procchio, all’isola d’Elba, diede vita a un cenacolo culturale di carattere bohémien.

Ne fecero parte i pittori Emilio Ambron, Renzo Baraldi, Silvano Bozzolini, Furio Cavallini, Beppe Lieto, Gino Gonni, il disegnatore e pubblicitario Ormanno Foraboschi, lo scultore svizzero Hubert Queloz.

Partiti da Firenze, gli artisti si sistemarono in un libero accampamento tra le dune della spiaggia di Procchio. Elessero poi come luogo di ritrovo il ristorante Da Renzo (ora “Il Gelato degli Artisti”), dipingendone le pareti con soggetti estemporanei, nature morte, paesaggi, caricature, motivi ricavati dall’ambiente marino.

Procchio seconda metà anni 50

Il gruppo dei Pittori delle dune frequentò la località di Procchio all’incirca fino alla seconda metà degli anni Cinquanta, richiamando visitatori, intellettuali, giornalisti, artisti come Felice Carena e Giorgio de Chirico. L’abitudine, da parte degli artisti di passaggio da Procchio, di lasciare disegni o dipinti sulle pareti del locale si protrasse fino ai primi anni Novanta. Tra questi, oltre al gruppo originario, si ricordano: Italo Bolano, Anna Maria D’Annunzio, l’islandese Erró, Enzo Faraoni, Piero Gambassi, Valentino Ghiglia, Marcella Olschki, Eolo Puppo, Rodolfo Marma, l’algerino Denis Martinez.

Nel 2014 le opere all’interno del locale sono state riconosciute meritevoli di tutela da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.


Procchio degli artisti

Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci uscito sul Venerdì.

Procchio (Isola d’Elba). Era la notte di San Giovanni del 1950 quando arrivarono dopo un folle viaggio ubriaco. L’Isola d’Elba era ancora fuori dalle rotte del nascente turismo di massa, ma loro andarono a cercare la baia più selvaggia e deserta. Non c’erano che dune, a Procchio, in quegli anni, e solo una casa in abbandono sul limitare del golfo, chiamata Guardiola, perché aveva ospitato per anni la guardia di finanza. Ma la banda di pittori che in quell’anno sbarcò sull’isola per sfuggire all’afa di Firenze non si sognò di occuparne le stanze.

Tende, capanni, barche e una trattoria

Piantarono tende, s’infilarono a dormire nelle barche tirate a riva, costruirono capanni di frasche, eppoi trovarono una trattoria, nel paesino di quattro case e stradine polverose, fecero amicizia con il proprietario e arrivarono a un accordo: avrebbero mangiato sempre gratis e nel frattempo sarebbero diventati gli animatori del locale facendone un punto di richiamo per tutti i tedeschi e i milanesi che cominciavano a cercare il mito dell’Isola di Napoleone. Non mentivano. Realizzarono quanto avevano promesso. E in quegli anni, la trattoria “da Renzo” divenne nota anche fuori dall’Isola.

Mura completamente dipinte dagli artisti

Le mura completamente dipinte dagli artisti, sulle mensole antichità etrusche trovate in spiaggia, reti di pescatori come supporto per installazioni pazze e geniali, slogan, storie. Giornali e tv vennero a raccontare “la Bagutta dell’Elba”; i turisti si accalcarono sotto la pergola; arrivò a lasciare un piccolo disegno anche De Chirico. Poi non tornò più, forse offeso dalle risate dei “colleghi” quando videro che non era affatto capace di guidare la lussuosa 1400 che gli Agnelli gli avevano regalato per ringraziarlo di un disegno pubblicitario.

Del resto De Chirico non fu che la punta dell’iceberg. Il gruppo era formato da artisti di diverse tendenze che attrassero intellettuali da ogni parte del mondo. Lo zoccolo duro era formato da Rodolfo Marma, Enzo Faraoni, Emilio Ambron con la compagna Anna Maria D’Annunzio (nipote del poeta), Renzo Baraldi, Iginio Gonich detto Gonni, Beppe Lieto, Furio Cavallini e Silvano Bozzolini, ma i fiancheggiatori erano parecchi.

Su tutti Marcella Olschki, scrittrice nipote dell’editore fiorentino, Mario Cartoni, giornalista della Nazione, e uno dei più eccentrici animatori della trattoria: l’irresistibile Ormanno Foraboschi, intellettuale d’altri tempi, grande amico di Luciano Bianciardi, creatore di detti famosi e di slogan pubblicitari indimenticabili, come “Il tonno che si taglia con un grissino”.

Fu proprio Ormanno Foraboschi, assieme a Gonni (il più scatenato e geniale della cobriccola – di cui si diceva che avesse intervistato Hitler) a dipingere il motto che sarebbe apparso sul muro della trattoria, rendendola celebre: “Qui Napoleone il grande non ha mangiato mai”.

“Qui Napoleone il grande non ha mangiato mai”

Qui Napoleone il Grande non ha mai mangiato... mai!. Napoleone Bonaparte (1950/60 di Foraboschi Ormanno) - Arte a Procchio
Qui Napoleone il Grande non ha mai mangiato… mai!. Napoleone Bonaparte (1950/60 di Foraboschi Ormanno) – Arte a Procchio

Chiunque passi, oggi, sulla strada provinciale che attraversa Procchio può vederla ancora, quella scritta così dissacrante negli anni in cui il turismo puntava tutto sull’esilio elbano del “grande Corso”. Dentro, però, il tempio dei pittori delle dune è in pericolo. I dipinti sono stati curati e restaurati, finché il locale non ha chiuso i battenti.

La dedizione dei discendenti da sola non basta più e il Comune, per ora, non ha risolto il problema. Sull’ingresso della mitica trattoria, i cartelli “VENDESI” mettono paura agli affezionati. Del resto, tutto è cambiato, qui intorno. Negozi, negozietti, boutique, pizzerie e creperie affollano le vie del paese. Hotel, pensioni, affittacamere sono ovunque. «E non c’è nessuno spazio culturale, nessun luogo dove fare mostre, letture, incontri.

Ma dove meglio di qui? » domanda Fiamma Lieto, la figlia di Beppe, l’unico che della “brigata bevereccia” di quegli anni (la definizione apparve su tutti i quotidiani) rimase a vivere a Procchio, diventando a pieno titolo “il pittore dell’isola”. «Anche Gonni rimase all’Elba, ma a Portoferraio» racconta Bruno Mazzarri, settantacinquenne ancora proprietario delle sale dipinte ora in vendita «Gli altri pian piano abbandonarono, quando il turismo divenne eccessivo. La stagione dei loro sogni era finita. Io ero un bambino l’estate in cui arrivarono ma ricordo tutto benissimo». Effettivamente Mazzarri ha una memoria prodigiosa. Snocciola aneddoti uno dietro l’altro. «La 1400 De Chirico la parcheggiò lì, vede» fa voltandosi verso l’ingresso. «Non riusciva proprio ad accenderla. Allora Lieto e Gonni si misero a spingere e non sa quante gliene urlavano tra le risa».

La mostra “I pittori delle dune”

C’era anche Mazzarri il 19 agosto all’inaugurazione della mostra “I pittori delle dune” e per la prima edizione del “Premio Elba Beppe Lieto” riservato a chi dipinge paesaggi elbani. Era lì a raccontare di nuovo ogni cosa. E aprire un mondo, illustrando per esempio il cosiddetto “albero della cuccagna”, di Marcella Olschki.  La storia raccontata nel piccolo dipinto divenne famosa per vie che portano lontano dall’Italia.

Uno scrittore per bambini tedesco, Heinrich Maria Denneborg, se ne innamorò e, tra i personaggi ritratti dalla Olschki, scelse l’asino, di nome Grisella, come eroe della sua fiaba. Das eselchen Grisella (ossia L’asinello Grisella) ebbe un enorme successo e fu tradotto in tredici lingue. «Ogni stagione, qualche ragazzino arrivava con il libretto in mano» racconta Mazzarri «Lo vedevo da lontano e già capivo.

Veniva a cercare l’originale del suo amato asino e restava lì per ore, mentre i genitori, invece, guardavano il resto». Il resto sono gli affreschi dei pittori delle dune, certo, ma anche quelli di chi li raggiunse, come Felice Carena, Valentino Ghiglia o Denis Martinez, noto pittore algerino, nonché i tratti anonimi di chi venne qui a inseguire un ideale. Tutti quei pittori che si riunirono sotto l’egida del cosiddetto “Meco”, il vecchio oste omaggiato sull’affresco più grande, che, in fondo alla sala, su un golfo di Procchio estivo e festante occupato soltanto da pescatori e pittori, recita: «Questo historico locale fu creato da Domenico Mazzarri dicto “Il Meco” e da un gruppo di pittori di famae internazionale». Laddove il genitivo maccheronico “famae” va letto e interpretato seguendo la pronuncia. Non fama, cioè. Ma fame.

Matteo Nucci